FAQ

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Devo quindi avere i documenti sulla rintracciabilità in tutte le fasi all’interno dei processi?

No.
Ogni operatore del settore alimentare deve dimostrare l’anello a monte e l’anello a valle del suo processo produttivo, fornendo informazioni quando necessario su chi gli ha fornito un certo prodotto/ingrediente e a quale cliente professionale ha venduto un tal prodotto finito.
Però l’operatore deve saper valutare il rapporto costo/benefici poiché più il sistema è accurato anche all’interno del processo di produzione, minore sarà l’impatto di un eventuale ritiro/richiamo sia dal punto di vista economico che da quello dell’estensione dell’evento potenzialmente nocivo per la salute della collettività.

Sono costretto a definire un numero di lotto nel prodotto finito?

Sì.

È la legislazione sull’etichettatura a rendere obbligatorio il lotto; spetta all’operatore definire il criterio, che non deve essere necessariamente comprensibile all’esterno; può individuare anche altri sistemi per risalire velocemente alle informazioni sulle materie prime e sui clienti destinatari del prodotto

Il dettagliante locale (ad esempio il pescivendolo) deve documentare la provenienza dei prodotti?

Sì.

Perché assume la responsabilità sui prodotti che acquista.

Il regolamento (UE) 1169/2011 si applica anche ai ristoranti, alle mense, al catering ecc.?

Sì .
Il regolamento si applica a tutti i prodotti alimentari destinati al consumatore finale, compresi quelli somministrati dalle collettività, in modo che “per tutti gli alimenti sono rese disponibili e facilmente accessibili le relative informazioni obbligatorie, conformemente al presente regolamento”.

Le etichette possono avere scritte in lingue diverse?

Sì .
Il regolamento ammette che gli Stati membri possano imporre indicazioni in varie lingue nei propri
territori “in una o più lingue ufficiali dell’Unione”.

Sono definite regole per le modalità di scrittura delle indicazioni obbligatorie?

Sì .
Il regolamento indica che tutte le indicazioni obbligatorie in etichetta o sull’imballo “… siano stampate in modo da assicurare chiara leggibilità, in caratteri la cui parte mediana (altezza della x), definita nell’allegato IV, è pari o superiore a 1,2 mm. Nel caso d’imballaggi o contenitori la cui superficie maggiore misura meno di 80 cm2, l’altezza della x della dimensione dei caratteri … è pari o superiore a 0,9 mm”.

Il pesce, i molluschi e i derivati sono tra le sostanze che provocano allergie o intolleranze: è sempre necessario ripeterne il nome enfatizzando la presenza in tal senso?

No.
Le indicazioni non sono richieste nei casi in cui la denominazione dell’alimento fa chiaramente riferimento alla sostanza o al prodotto in questione.

Il regolamento (UE) 931/2011 prescrive informazioni a disposizione del consumatore finale?

Sì.
In questo caso la rintracciabilità deve essere rappresentata anche nell’ultimo passaggio verso il consumatore con un’adeguata etichettatura o identificazione degli alimenti o mangimi immessi sul mercato.

Il regolamento (UE) 931/2011 obbliga ad eseguire analisi?

Sì.
Il regolamento impone l’obbligo dei controlli analitici supportati da sistemi e procedure che consentano di mettere a disposizione delle Autorità competenti le informazioni che esse richiedono.

Vi sono sanzioni per l’inosservanza al momento della vendita delle indicazioni sulla denominazione commerciale della specie?

Sì.
E non solo per l’omissione delle indicazioni sulla denominazione, ma per l’inosservanza di tutti gli elementi necessari a garantire il sistema d’informazione. È però l’art. 18, comma 3, del Decreto legislativo 109/92 sull’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari; in tal caso è prevista una sanzione pecuniaria da 516,46 a 3098,64 €.

La menzione della zona di cattura segue una codifica predefinita?

Sì.
Per i prodotti:
• pescati in mare, le zone da menzionare è identificata nell’allegato al Regolamento 2065/2001 (basate sui criteri FAO di cui al Vol. 86/1 del 2000)
• pescati in acque dolci, è menzionabile lo Stato membro o il paese terzo di origine del prodotto
• di allevamento, è menzionabile lo Stato membro o il paese terzo di allevamento in cui si è svolta la fase finale di sviluppo del prodotto

La denominazione scientifica della specie ittica deve essere comunicata al consumatore?

Sì.
Oltre a questa, l’articolo 8 del Regolamento (CE) n. 2065/2001 specifica che ai consumatori siano comunicate almeno anche la denominazione commerciale, la pertinente zona geografica, il metodo di produzione e se i prodotti della pesca sono stati precedentemente surgelati. Tutte le informazioni devono essere comunicate tra gli operatori del settore.

La data delle catture o di produzione può riferirsi a più giorni?

Sì.
Può includere più giorni di calendario o un periodo di tempo corrispondente a più date di catture.

Sono indicati i metodi per fornire nome e indirizzo dei fornitori?

Sì.
Queste informazioni possono essere fornite, ove del caso, per mezzo della marchiatura d’identificazione di cui all’allegato II, sezione I, del Regolamento (CE) n. 853/2004, che stabilisce norme specifiche in materia d’igiene per gli alimenti di origine animale.

I prodotti ittici possono essere mescolati dopo la prima vendita?

Sì.
L’Art. 58 del Regolamento 1224/2009 precisa che le partite di prodotti della pesca o dell’acquacoltura possono essere mescolate o divise dopo la prima vendita però solo se è mantenuta la possibilità di risalire alla fase della cattura o della raccolta attraverso il numero di identificazione di ogni partita. Per contro tutti i prodotti dell’acquacoltura raccolti per poter essere commercializzati devono essere suddivisi in partite anteriormente alla prima vendita.

La vendita di piccoli quantitativi è esentata dagli obblighi di etichettatura?

Sì.
La vendita diretta di prodotti ittici dal peschereccio al consumatore può essere esonerata da fornire le informazioni obbligatorie, purché tali vendite non superino 50 € per giorno di calendario e per consumatore finale. Questa possibilità deve essere concessa, comunque, da ogni Stato membro.

La possibilità di omettere il termine “scongelato” al prodotto ittico che subisce poi un trattamento di salatura non rischia di essere ingannevole per il consumatore?

Sì.
Tecnicamente, la menzione del trattamento però non è obbligatoria come indica l’art. 5 del D.lgs. 109/92 che regola la materia dell’etichettatura nei prodotti alimentari, rendendola obbligatoria se prescritta da norme specifiche: in questo caso c’è una norma specifica che dà la possibilità di derogare dall’indicazione del termine “scongelato” per i prodotti ittici che sono stati scongelati prima di essere stati sottoposti ad affumicatura, cottura, marinatura, essiccatura o ad una combinazione di questi. La ratio però consiste nel fornire al consumatore gli elementi per una scelta consapevole, per cui l’omissione di un trattamento può configurarsi come ingannevole creando confusione nell’acquirente sulla natura del prodotto non essendo distinguibile da altri simili e impedendo al consumatore di adottare accorgimenti nella assunzione/preparazione/conservazione dell’alimento. L’assenza di tale dicitura a livello della vendita al dettaglio indica che i prodotti della pesca e dell’acquacoltura non sono stati congelati in precedenza e poi scongelati.

Il peso dei prodotti della pesca congelati sbarcati in casse o in blocchi deve essere determinato esclusivamente per specie?

No.
L’Art. 73 del Regolamento 404/2011 precisa che il peso dei prodotti della pesca congelati sbarcati in casse o in blocchi può essere determinato per specie e, se del caso, per presentazione, moltiplicando il numero totale di casse o blocchi per il peso netto medio di una cassa o di un blocco calcolato in base alla metodologia prevista nell’allegato XVIII del regolamento stesso.

Il ghiaccio deve essere rimosso dai prodotti della pesca?

Sì.
Il Regolamento 404/2011 prescrive che prima della pesatura, l’acquirente registrato, il centro d’asta registrato o gli altri organismi o le persone responsabili della prima immissione sul mercato dei prodotti della pesca rimuovono il ghiaccio, evitando di causare deterioramenti e di ridurne la qualità.